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La Comunità approva il Piano per il Parco del Pollino PDF Stampa E-mail
Scritto da Redazione   
"Una giornata storica quella di ieri e la più importante riunione della Comunità del Parco - commenta il presidente - Domenico Pappaterra - che ripaga di tanti anni di attesa e di lavoro e condivisione di un percorso con le Amministrazioni comunali in particolare, e che ora si sposta verso le Regioni che dovranno esaminare la proposta e approvarla". "Fino ad oggi questa impresa non era stata portata a compimento perché il Parco del Pollino è uno dei parchi più antropizzatid'Europa: al suo interno ci vivono 170mila abitanti e, quindi, senza un percorso di concertazione e di condivisione con le comunità locali che è durato quasi 24 mesi anche per noi l'impresa sarebbe stata ardua. Se ci siamo riusciti è perché la lunga esperienza politico-amministrativa mi ha guidato nei rapporti con tutte le Istituzioni del Parco, comunali, provinciali e regionali. E se il voto, sulla proposta di Piano, da parte della Comunità del Parco è stato pressoché unanime, ciò è stato

possibile per questa estenuante ed entusiasmante confronto con le forze istituzionali e sociali". Alla riunione, presieduta da Sandro Berardone, presidente della Comunità del Parco - presente la quasi totalità di sindaci e amministratori delle due regioni - hanno partecipato il vice presidente della Regione Basilicata, Agatino Mancusi e il dirigente del Dipartimento Politiche dell'Ambiente della Regione Calabria, Giuseppe Graziano, in rappresentanza del presidente Giuseppe Scopelliti, il vice presidente della Provincia di Potenza, Massimo Macchia e il consigliere pr ovinciale di Cosenza Biagio Diana, in rappresentanza del presidente Mario Gerardo Oliverio. Pappaterra ha ribadito loro che con "grande apertura" il Parco dialogherà con le Regioni per affrontare sul versante calabrese delle problematiche riguardanti la realizzazione di alcuni interventi infrastrutturali nei comuni di Frascineto, San Sosti e Verbicaro e, nel contempo, sin dai prossimi giorni, sarà istituito un tavolo presso la presidenza della Regione Basilicata per la questione dei grandi attrattori. Anche le Regioni, attraverso i due rappresentanti hanno attestato grande disponibilità apprezzando il lavoro svolto dal Parco e la necessità e inderogabilità dell'adozione dello strumento di pianificazione per poter concorrere all'ottenimento dei fondi europei. "Una svolta epocale che è anche un grande segnale per tutto il Mezzogiorno d'Italia", ha commentato il presidente Sandro Berardone, mentre il vice presidente Francesco Fiore che ha seguito gli aspetti tecnici ha illustrato alla Comunità del Parco le principali caratteristiche. Il Piano per il Parco - lo strumento indispensabile del governo del territorio protetto che partecipa alla strategia generale di tutela e di sviluppo - come ricorda il direttore dell'Ente Parco, Annibale Formica - presenta una zonizzazione che suddivide il territorio in aree dalle diverse caratteristiche che, in quanto tali, sono destinate a diverse funzioni e gradi di protezione. Sono state introdotte, ad esempio, aree agricole e produttive ma, ciò nonostante, rilevano i tecnici del Parco, la zonizzazione ha mantenuto un alto livello di tutela: il 60% del territorio in zone A e B che, se si aggiunge la zona C, arriva a circa l'83% di territorio su cui non è possibile realizzare nessuna trasformazione. Ciò non vuole dire "mummificare" il Parc o perché sarà, comunque, consentito convogliare le potenziali richieste edificatorie e di trasformazione verso una più ampia e diversificata zona D in cui viene premiata e incentivata l'aggregazione nelle zone rurali. Il Piano, inoltre, regolamenta la politica energetica del Parco puntando in maniera esclusiva sulle fonti energetiche rinnovabili ritenendo gli impianti a fonti fossili incompatibili con le finalità istitutive dell'area protetta. L'elaborato traccia pure le linee guida per il settore forestale, le cui risorse arricchiscono il parco per circa 110mila ettari di superficie, il 60% dell'area protetta. In questo ambito sono previste una zona di riserva integrale, la A e aree, la B, la C e la D in cui è consentita la gestione forestale ordinaria. Il Piano - è stato ribadito anche ieri - è, comunque, un "processo aperto e si rapporta al più ampio sistema territoriale delle due regioni". Lo strumento è stato redatto ai sensi dell'art. 12 della legge n.394 del 1991 e in conformità alle normative vigenti in materia (aree SIC e ZPS, fonti energetiche rinnovabili, risorse agricole e forestali). Pappaterra, nel chiudere i lavori della Comunità ha ringraziato i rappresentanti regionali, provinciali e comunali, i componenti del Consiglio direttivo, il direttore del Parco, Annibale Formica e i componenti dell'Ufficio del Piano e il presidente della Comunità del Parco, Sandro Berardone del quale Pappaterra ha sottolineato la passione civile, l'autorevolezza, la caparbietà con la quale ha accompagnato questo percorso.

 

 



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